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Primo Impatto | Arknights Endfield

Un fragile, elegante mondo al limite


La componente di Endfield di cui ero più scettico è senore stata la fluidità del battle system. Dopo un'oretta di gioco rubata alla notte, sono felice di realizzare quanto la mia preoccupazione fosse infondata.


Ma partiamo dall'inizio: la presentazione estetica di Arknights, non solo nel trailer, ma anche nel gameplay delle prime scene, risulta impeccabile: la neve, gli spazi bianchi, il mondo e gli oggetti che si sgretolano, comunicano tutti la sensazione di un mondo fragile, già frammentato, nel momento in cui lo tocchiamo per la prima volta - o, se vogliamo essere precisi, secondo la storia - di nuovo.


Il nostro protagonista, come molti altri dei gacha, ha perso la memoria. A quanto pare, il nostro ruolo era quello di gestire un gruppo di spedizionieri il cui scopo era, ed è, diffondere nuovamente la vita dove ormai è stata persa.


Il mondo attraverso il quale ci spostiamo rispecchia questa sensazione, anche nella vegetazione e nel modo in cui la incontriamo: passiamo, per esempio, attraverso una serra dove sono mantenute delle piante officinali da alcuni spedizionieri abili anche nel combattimento. Ho adoratto il sound effect della raccolta di queste piante, così come la sensazione di "artificiale" che le circonda, non solo nel setting, ma anche nella resa nei menù come oggetto consumabile.


"La neve, gli spazi bianchi, il mondo e gli oggetti che si sgretolano, comunicano tutti la sensazione di un mondo fragile"

Quel che si nota fin dal primo minuto, e che persiste nel tempo, è una minuziosa attenzione per il dettaglio. A differenza di altri titoli, come ad esempio Duet Night Abyss, qui nulla è lasciato al caso: c'è un'attenzione a come le cose sono percepite dal giocatore, all'effetto che l'interazione tra giocatore e ambiente e giocatore e sistemi hanno nell'esperienza complessiva.


Un breve confronto con Duet Night Abyss


In Duet Night Abyss, gli avversari fluttuano in modo innaturale quando colpiti, e la loro abbondanza ricorda un musou, rompendo a volte l'intenzione narrativa di raccontare una storia ricca di emozioni, spesso complesse e difficili da affrontare nei colori e nei temi - come quello della morte.


E' un vero peccato, perché in un videogioco questa spaccatura tra trama e gameplay di sicuro si sente, e quando emerge un singolo elemento ci è chiaro, come afferma anche l'autore di Danganronpa in un'intervista, che qualcosa nelle altre, o nel gioco in generale, non sta andando come dovrebbe.


Non si tratta solo di questo, comunque: i personaggi, che offrono molta personalizzazione, non hanno molto spesso modelli altrettanto pregiati, ed i particle effect che accompagnano le animazioni, seppur spesso più ricchi, risultano disordinati, risultando in confusione visiva anziché vettore di significato.


Ed è proprio partendo da questa frattura che l’approccio di Endfield, più pulito, elegante, e coerente sul piano percettivo, risulta immediatamente evidente già nei suoi primi minuti.


La storia attraverso i suoi occhi


Anche nell'incontro con i primi personaggi della storia: Perlica e Chen, c'è una delicatezza nei tratti e nel modo in cui questi reagiscono alle situazioni. Ho apprezzato moltissimo la relazione di stupore e momentaneo disappunto di Perlica, quando si rende conto che non ci ricordiamo più di lei, e alla gentilezza che colora la sua espressione immediatamente dopo, perché sa che non dipende da noi, e, indubbiamente, vuol bene al nostro personaggio.


Non ho ancora visto abbastanza di Chen per poter parlare, ma di sicuro aggiunge al piccolo party di 3 il brio di cui sia noi Endministrator, sia Perlica, manchiamo.


Il protagonista è descritto come un personaggio piuttosto serio, ma che non si lascia sfuggire opzioni di dialogo che provano a tenere su il morale del proprio gruppo, sdrammatizzando un po' situazioni tese.


Durante la breve live notturna, ho avuto modo di giocare fino ad arrivare al menù, tipico di ogni gacha, dal quale sono accessibili eventi e banner dei personaggi: anche quello risulta curato e piacevole da esplorare.


La nostra frontiera


Mi aspetta una sessione in cui ascoltare la musica del gioco e osservarne particolari e sensazioni in tranquillità con me stesso. Endfield ha dissipato il mio scetticismo nel modo migliore possibile: non convincendomi con l’eccesso, ma invitandomi a tornare, con più tempo e meno difese, in un mondo che al primo tocco si è rivelato fragile, ma sorprendentemente accogliente.


Se hai già provato Arknights: Endfield, fammi sapere cosa ne pensi nei commenti qui sotto!

 
 

By AtlaStudio, 2025

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